Il Mobile Nei Secoli
 
Quando, nel corso degli anni Sessanta, in Italia e in altri Paesi europei si diffuse rapidamente il mobile moderno, sull'onda del successo del movimento razionalista e delle forti tendenze innovatrici che coinvolgevano la casa e tante altre realtà, pareva che il mobile classico avesse gli anni contati, vittima predestinata del troppo sbrigativo convincimento che moderno volesse dire nuovo, funzionale mentre classico fosse sinonimo di vecchio, superato, in un mondo che si avviava a grandi passi verso la tecnologia e verso le trasformazioni epocali che essa avrebbe generato.

All'inizio del terzo millennio, la realtà è invece questa: il mobile classico non solo è sopravvissuto a quel periodo difficile ma sta anche attraversando una fase di espansione, confermata dai dati statistici degli ultimi due anni. E anche, annotazione non marginale, nel 2000, in Italia, è stata data una precisa cadenza periodica ad alcune pubblicazioni "una tantum" legate al mobile in stile e le stesse riviste più note gli dedicano sempre più spazio, segno inequivocabile del crescente interesse che tale mobile suscita nel pubblico.

Crediamo che questa situazione, al di là delle preferenze personali verso questa o quella tendenza d'arredo, documenti a tutto tondo la vitalità del settore mobiliero nel suo insieme, la cui marcata diversificazione produttiva appare capace di assecondare al meglio le sempre più variegate preferenze della clientela.

CHE COSA È IL MOBILE CLASSICO

Nel lessico mobiliero la denominazione "classico" si riferisce comunemente alla replica di quegli arredi che dal Medioevo ai primi decenni del Novecento hanno trasformato lo stile, il senso e la misura del quotidiano: Rinascimento, Luigi (o meglio i tre Luigi: XIV, XV e XVI), Impero, Direttorio, Biedermeier (per chi non lo sapesse: "biedermeier" è il personaggio simbolico del tedesco medio), Neoclassico, Maggiolini, Liberty o Art Nouveau, Art Decò e Country sono tra i maggiori stili di riferimento per il mobile classico. Ma vediamo di parlarne in dettaglio.

Il Medioevale è l'antenato di tutti gli stili: i mobili creati in quel periodo, le loro linee e i loro ornamenti, avrebbero costituito dei punti di riferimento nella storia degli arredi successivi. I mobili del Medio Evo si caratterizzarono per l'eccezionale stabilità delle loro forme: in pratica, dall'XI al XIV secolo, le linee sono mutate pochissimo. Lo stile Rinascimento, protagonista dalla metà del Quattrocento a tutto il Seicento, è stato sempre considerato come lo stile "italiano" per eccellenza. Nel Rinascimento le forme, le funzioni e le strutture dei mobili conobbero una continua evoluzione. Inoltre, rispetto al passato, gli arredi furono più distinti e specializzati nelle tipologie, quindi più numerosi, comodi e raffinati. Anche la decorazione assunse un ruolo rilevante e, soprattutto, risultò totalmente nuova.

Nella storia del mobile classico una citazione speciale meritano i tre stili Luigi, in quanto costituiscono tuttora dei riferimenti importanti, in particolare il Luigi XVI. Questo stile, della fine del Settecento, rifiutò l'originalità a tutti i costi, privilegiando la naturalità, mentre nei mobili l'eleganza un po' rigorosa di prima cedette il passo alla grazia spontanea. L'Ottocento è stato per l'arredamento un secolo abbastanza volubile, con le alterne fortune di numerosi stili, come l'Impero (legato a Napoleone e oggetto in questi ultimi anni di una copiosa rivisitazione, che gli ha tolto un po' della tradizionale severità e dell'abbondanza dimensionale…), il Direttorio e il Biedermeier.
Quest'ultimo fu un progetto mitteleuropeo della prima metà dell'Ottocento e si configurò come un originale tentativo di dar vita a un'espressione stilistica universale, dalle linee sobrie e rigorose, ma non prive di eleganza. Sempre nell'Ottocento, l'Italia si caratterizzò per lo stile Neoclassico, con il trionfo delle scuole di ebanisteria, tra le quali la più famosa fu quella di Giuseppe Maggiolini, insuperabile maestro dell'intarsio e ispiratore, a sua volta, di un personalissimo e rinomato stile, contrassegnato dall'intelligente combinazione di legni diversi.

Il secolo appena concluso, infine, è stato inaugurato dallo stile Liberty, che in Francia si chiamò Art Nouveau. Dopo il Liberty si è avuto lo stile Art Decò, che si rapportò alle forme massicce e squadrate del cubismo e ai colori accesi e contrastanti della pittura espressionista: con questo stile riapparve il mobile laccato con colori decisi e brillanti. Il Novecento, però, è stato anche il secolo della riscoperta ell'arredamento Country, legato alle tradizioni contadine di varie aree europee, con lo stile Provenzale che - dagli anni Settanta in poi - è stato uno dei più riproposti.

IL MOBILE CLASSICO OGGI

Le motivazioni che hanno determinato il rinnovato interesse per il mobile classico sono sicuramente numerose ma due risultano più importanti delle altre: una è legata ai produttori stessi e l'altra alla realtà in cui viviamo. A torto o a ragione, il mondo del mobile classico era giudicato in passato come un'entità statica, ripetitiva, fissa. Invece, nell'ultimo decennio, si è rivelato come un organismo "vitale", molto attento al mercato e alle sue esigenze, un organismo che, pur rimanendo fedele al suo… DNA, ha saputo adeguarsi bene ai tempi e agli usi contemporanei, proprio a quei tempi e a quegli usi che sono sempre stati i punti di riferimento di quell'altro mondo, ritenuto antitetico e diverso: il mondo del mobile moderno.

La realtà è che i costruttori del mobile classico hanno posto al centro del proprio discorso produttivo parole come modificazione, trasformazione, evoluzione, attualizzazione, semplificazione. Al di là delle parole, il cambiamento verificatosi nel corso degli anni Novanta ha riguardato concretamente la ridefinizione del mobile classico nel suo assetto e nella sua funzionalità. La seconda motivazione è invece legata - come si è detto - alla realtà in cui viviamo. Tutto, attorno a noi, è sempre più veloce e frenetico: il lavoro, gli strumenti di comunicazione, i rapporti interpersonali. E questo ha determinato un'inevitabile e spesso insopportabile banalizzazione dei rapporti stessi.

Si è così andata imponendo la riconsiderazione del tempo come valore, confinando il concetto del mito della velocità entro i limiti della sua utilità, e si è andato altresì diffondendo il convincimento che tale riconsiderazione potesse iniziare proprio dalla casa, per dare significato alle cose, ai gesti, alla quotidianità. Da qui la riscoperta dei mobili classici, come riferimenti emblematici del valore del tempo, perché essi sono fuori del tempo, delle mode, del compra-consuma-getta che pervade tutto e toglie valenza a tutto.

In Italia numerose sono le aziende che producono mobili classici o, meglio "mobili di memoria", per usare una felice denominazione… omnicomprensiva, che raccoglie sia il classico che il tradizionale, il country e tutto quello che definisce la voglia di conservare e rivivere le situazioni abitative del passato. Quasi tutte le aziende sono nate come botteghe artigiane, un buon numero di esse però ha saputo crescere fino ad assumere un assetto dimensionale di tutto rispetto. I produttori dei mobili di memoria amano il legno di un amore quasi viscerale.

Conoscono l'infinita gamma delle essenze e sanno utilizzarle al meglio per far esprimere ad esse, attraverso i mobili, tutta la loro bellezza e il loro calore. E non solo i mobili sono costruiti con materiali naturali - i legni masselli, appunto - ma naturali sono spesso anche le finiture, perché si va ampliando la pratica di applicare i colori con vernici all'acqua, non tossiche e a basso impatto ambientale, e di ricorrere per le lucidature alle cere vegetali. Questi produttori, infine, usano terminologie di reminiscenza classica: intarsi, molatura a bisello, piuma di noce, tarsie, patinatura, intagli, tempere con terre, cesellatura a mano e così via, non unico indizio della passione e della cura che usano per produrre i loro mobili e non sono in pochi a considerarli da sempre come veri artisti.